Lot 24: A plate, Faenza, circa 1535

Cambi Casa d'Aste

October 25, 2016, 3:00 PM CET
Genoa, Italy
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Description: Maiolica Diametro cm 24 buona conservazione Provenienza: collezione privata , Piatto a cavetto fondo, con appoggio del piede appena segnato e a lieve incavo, e un’ampia tesa a bordo profilato (“tondino”). Al centro del cavetto campeggia un medaglione che racchiude una composizione “a trofei” musicali, con un liuto poggiante su carta da musica, sotto cui spuntano degli strumenti a fiato. Attorno, fino all’orlo, marcato da una larga filettature blu, si dipingono dei motivi “rabesche” alternati a nastri annodati (decorazione “a groppi”) e verso il bordo un festone con foglie, frutta legate da nastri. Sul verso, nel cavo del piede sono tracciati dei segni che potrebbero essere letti come le iniziali (“N” e “A”?), mentre sulla restante superficie sono tracciati tre cerchi tagliati in diagonale, alternati ad altrettanti spirali e rombi, anch’essi tagliati in diagonale. Dipinto in arancio, giallo, verde e blu su fondo azzurro “berettino”. Siamo ancora davanti ad un’opera che rientra nelle cosiddette “vaghezze e gentilezze di Faenza”, proposte su smalto azzurro “berettino”, categoria che rappresenta, più che la conquista di un traguardo tecnologico, peraltro in possesso di altre aree italiane (Venezia, Marche, Liguria,Toscana, ecc.), una riuscita proposta commerciale, che seppe conquistarsi un buon mercato peninsulare per l’alto grado qualitativo e la veste cromatica abbinata ad un repertorio in cui sui vasellami venivano dipinti in perfetto equilibrio distruibutivo “rabesche”, festoni, “trofei”, “grottesche”, mazzetti di frutta, ecc. Notevole in questo caso è la qualità decorativa del “trofeo”, in cui domina la bella citazione, tratta dalla realtà del tempo, di un liuto, fulcro dell’opera. Tra le molte versioni affini a questa fortunata classe di maioliche faentine, vanno ricordati nelle raccolte del Museo di Faenza, un piatto datato “1534”, un altro simile in raccolta privata faentina, datato “1539”, ed un terzo appartenuto, oltre cent’anni fa, alla raccolta di Federico Argnani (c), cui s’aggiunga una gran quantità di frammenti, recuperati da scavi urbani1. Segnaliamo inoltre piatti del tutto analoghi passati sul collezione privata2, ed altri nelle raccolte del Victoria and Albert Museum di Londra3, del Danish Museum di Copenhagen4, della raccolta della Cassa di Risparmio di Perugiav, del Museo del Castello di Milano6, del Petit Palais di Parigi7, del Museo della Senna Inferiore 8. 1 RAVANELLI GUIDOTTI 1998, pp. 306- 327. 2DRUOT 1906, n. 20; CHRISTIE’S 1998, lotto 192, coll. Hakky-Bey; collezione Serra: CATALOGO SERRA 1964, n. 123; GALEAZZI- VALENTINI 1975, pp. 58-59; PAN- DOLFINI 2015, scheda 16. 3 SANI 2010, p.56, scheda n. 12. 4HOUKJAER 2005, p. 143, scheda 129. 5WILSON- SANI 2006, pp. 72-73, scheda 23. 6RAVANELLI GUIDOTTI 2000, scheda 131, pp. 133- 134: affine, sì, ma su fondo smaltato bianco. 7BARBE 2006, scheda 62, pp.137- 138. 8ALLINNE 1928, fig. 39.
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October 25, 2016, 3:00 PM CET

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