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Lot 12: A plate, Faenza, second half of the 15th century

Majolica

by Cambi Casa d'Aste

25 October 2016

Genoa, GE, Italy

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Sold
  • A plate, Faenza, second half of the 15th century
  • A plate, Faenza, second half of the 15th century
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Description: Maiolica Diametro cm 31,6 Rotture e integrazioni restaurate Provenienza: collezione privata, Il piatto presenta ampio cavetto, fondo e carenato, robusta tesa obliqua con bordo arrotondato e piede ad anello. Il “biscotto” mostra impasto depurato e di color paglierino rosato. Sul verso, all’interno del cavetto, campeggia la figura stante, volta a destra, di un uomo scalzo, legato alla caviglia sinistra con una corda ad un paletto piantato in terra. Indossa abiti da lavoro, con un grembiule, una calza, una tunica ed un cappello probabilmente di pelliccia. Con una mano stringe un cerchio con appese delle chiavi e sulle spalle con due stanghe trasporta una cassetta da lavoro: probabilmente si tratta di un chiavaiolo. Dietro di lui, all’altezza della testa, è dipinto orizzontalmente un largo cartiglio dalle estremità arricciate, sul quale sono tracciate delle lettere a comporre una legenda di incerto significato. La figura è contornata “a riserva”, in modo da essere separata dal fondo, che è disseminato di corolle, rametti, spiralette, puntini ecc. Sulla tesa si dispongono cinque coppie di melograni stilizzati, alternate ad altrettanti settori riempiti di fitte rigature parallele. Sul verso, all’interno del piede, è dipinta una “M”, in blu. Dipinto in blu (“zaffera”), con parche tracce di giallo e di verde. Siamo in presenza di un raro saggio figurativo appartenente al cosiddetto stile “italo-moresco”, famiglia decorativa concentrata soprattutto in Romagna e nelle regioni dell’Italia centrale, che elabora modelli ispano-moreschi “a lustro”, impiegando soprattutto un blu “zaffera” di tono cinerino, dai cui il nome di “tavolozza fredda”, con dettagli in giallo cedrino e in verde. La foggia che più la rappresenta è senza dubbio il piatto a cavetto carenato e con piede ad anello (o a cercine), mentre l’apparato decorativo si fonda sui principali filoni quattrocenteschi: epigrafico, fitomorfo, zoomorfo, araldico e figurato, sempre risparmiati dal fondo per mezzo di una cartella “a riserva”, entro sfondi ispirati ai modelli iberici, cioè minuti motivi vegetali, corolle, spiralette, puntini, palmette a ventaglio, rosette ecc. Un’importante novità di tale “famiglia”, che bene rappresenta lo “stile severo” della maiolica quattrocentesca, è rappresentata dall’acquisizione della figura: sono infatti documentate opere con “ritratti” e personaggi negli abiti del tempo1, sia curtensi sia popolari, formulati per lo più secondo una figuratività un po’ acerba, ma permeata di una vena descrittiva talvolta ironica, pienamente manifestata in quest’opera. Siamo infatti di fronte ad uno straordinario documento figurativo e di costume. L’arte del chiavaiolo dal Medioevo rivestiva un’importanza fondamentale nella vita quotidiana delle comunità cittadine e delle campagne, poiché, oltre alle chiavi si occupava di serrature cardini, chiavistelli, maniglie ecc. Aveva una sua corporazione, provvista di uno statuto e di un’insegna. Era mestiere particolarmente delicato sotto il profilo della legge, poiché il chiavaiolo poteva essere coinvolto in complicità in furti e scassi; per questo particolarmente severe erano le pene previste nei confronti di questi artigiani, come la scena di questo piatto pare proprio confermare. Peccato solo che la cripticità della legenda tracciata sul cartiglio impedisca al momento di ricavare altre informazioni, specie su possibili significati simbolici connessi all’immagine stessa. 1RAVANELLI GUIDOTTI 1998, pp. 118- 130.

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